Chiesa dei Sette Dolori-Conservatorio dei Sette Dolori

Conservatorio dei Sette Dolori

Chiesa dei Sette Dolori

 
 

altare
 

La chiesa  della Madonna Addolorata si incunea il complesso edilizio  denominato appunto Conservatorio dei "sette dolori". Semplice nelle sue forme architettoniche la chiesa è centro di culto per tutta la comunità di Iommella grande e di Iommella piccola; il quadro della Vergine è molto venerato. Ogni domenica alle ore 10,15 ci celebra la Santa Messa. La festività cade    il 15 settembre di ogni anno  ed è preceduta   con un settenario di preparazione. La chiesa ha subito , a seguito degli eventi sismici del 1980, numerosi danni a cui non hanno fatto seguito interventi risolutivi di consolidamento.

 L'organo

Sull'ingresso della Chiesa, al centro di un'ampia cantoria in muratura, è collocato un organo, vero gioiello dell'arte organaria. Il fatto che non sia molto evidenziato lo ha preservato da mire ladresche o dall'attacco dei soliti teppisti che, inosservati,  spesso deturpano lo strumento mutilandolo nelle sue parti. Da una analisi sommaria non è possibile desumerne la data di costruzione ed il suo autore; probabilmente queste notizie si trovano nella parte interna dello strumento, cosa che si potrà verificare nella fase di restauro. In ogni caso esso è da attribuirsi alla celebre scuola napoletana fiorente tra il  700 e l' 800 che ha disseminato le Chiese del meridione  di innumerevoli strumenti piccoli e medi che tuttora sono funzionanti; la sua costruzione potrebbe risalire agli ultimi decenni del XVIII secolo sulla scorta dei criteri costruttivi.

La facciata è a tre campate divise e delimitate da quattro colonnine con cornici dorate su bassi piedistalli. La cornice superiore del mobile segue il movimento della facciata ed è interrotta al centro da due ricchi intagli. I tre archetti sono chiusi in alto da sobrie segrete incorniciate che seguono il profilo delle canne. Nella parte inferiore del mobile, al centro, è ricavato il vano per la tastiera. Anch'essa è originale, di bosso ed ebano, rispettivamente per i tasti diatonici e cromatici. Particolare interesse per i cultori dell'arte  organaria è la divisione della tastiera. Essa non è più spezzata, secondo la consuetudine  in voga tra il 600 ed il 700, ma inizia direttamente dal do 8', con la sola esclusione del do diesis. Il passo è piccolo, i tasti sono corti e completi del frontalino a chiocciola. Sul lato destro sono evidenti i tiranti in ottone dei registri; ogni pomello aziona una fila distinta di canne; alla sinistra dei registri ci sono i pomelli relativi alla voce Umana e flauto in V.

Due portelle chiudono la facciata; le canne di facciata appartengono al registro di principale (che proseguono con le canne immediatamente dietro) e sono così divise: 7 - 5 - 7.

L'organo è privo di pedaliera: Gli originali manticetti a zeppa sono stati sostituiti da un ampio mantice a lanterna alimentato a mano. Purtroppo l'organo ha subito l'usura del tempo e l'attacco dei parassiti del legno; le canne di facciata, deturpate dal così detto "cancro dello stagno"sono state riparate alla men peggio con labbra di cartone e pezze di pelle sottile: Le canne di piombo, situate all'interno, sono incrostate  di ossido e di polvere. Le canne di legno sono attaccate dal tarlo e bucate in più punti. La serratura che collega la tastiera al somiere è arrugginita e bloccata; lo stesso per i pomelli dei registri.

 

I lavori da farsi per il completo restauro di questa piccola opera d'arte sono tanti; è necessario lo smontaggio dello strumento, la pulizia accurata delle canne, la rimozione degli ossidi, il ripristino della ferratura, la pulizia del semiere, la reimpellatura delle valvole della camera a vento e la disinfezione e stuccatura delle canne in legno e tutto questo solo per recuperare la sonorità dell'organo.

Purtroppo i costi per una tale operazione sono ingenti per una piccola cappella ( circa 4.000 euro) che per altro necessita anche di altri interventi urgenti alla struttura e ai quadri con particolare riferimento al  quadro dell'Addolorata sull'altare maggiore..



 

Come viverela devozione alla Madonna?

 

 VENERARE LA MADONNA

 

    La venerazione alla Madonna non può essere una venerazione qualsiasi, ma deve essere una venerazione filiale grande e forte.

    La Madonna è la Madre di Gesù e Madre nostra, sublime per dignità, eccelsa per santità, ricchissima di “doni celesti molto più di tutti gli spiriti angelici e molto più di tutti i Santi” (Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus).

    La Madonna è la “Piena di grazia” per eccellenza, come fu chiamata dall’Angelo dell’Annunciazione (Lc 1,28). Sant’Andrea Cretense scrisse: “O Vergine, voi siete senza pari, o Santa più santa dei santi, tesoro santissimo di ogni santità” E S. Pier Damiani: “Tutto ciò che c’è di più grande è inferiore a Maria; solo il Creatore supera questa creatura”.

    Come non venerare questa sublime creatura uscita dalle mani di Dio per l’incanto del Cielo e della terra?

 

 

IL BISOGNO DI VENERARLA

 

    La venerazione alla Madonna ci viene insegnata da Dio stesso che invia un Angelo a chiederle il consenso dell’Incarnazione. Ci viene insegnata dall’Angelo Gabriele che si presenta a Lei salutandola con parole di grazia e di lode. Ci viene insegnata dall’anziana Elisabetta che le va incontro esclamando “Donde a me l’onore di ricevere la Madre del mio Signore?... Beata te...” (Lc 1,43). Ci viene insegnata da S. Giuseppe che sta accanto a Lei con il suo silenzio ripieno di amorosa venerazione. Ci viene insegnata dalla Chiesa che ha sempre costellato l’anno liturgico di feste mariane. Ci viene insegnata dalla fede e dalla pietà del popolo cristiano che lungo i secoli ha innalzato santuari, chiese, cappelle a Colei che, divinamente ispirata, predisse: “Tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1,48). Ci viene insegnata da tutti i Santi che hanno popolato la terra, celebrando Maria con incontenibile amore. Chi mai potrà enumerare gli atti di venerazione in due millenni di fede e di amore alla Celeste Mamma? Tutto questo ci dice che la venerazione alla Madonna, più che un dovere, è stato un bisogno, deve essere un bisogno per ogni cristiano. E noi sappiamo che il Magistero della Chiesa ha sempre sentito questo bisogno universale e lo ha espresso con la fioritura delle feste e delle celebrazioni mariane inserite nell’anno liturgico, in armonia con i misteri di Cristo.

    In tal modo, tutta la Chiesa, più e più volte, è chiamata ed è guidata a prestare alla Madonna il supremo culto di venerazione e di lode: il culto liturgico. L’Esortazione Apostolica del papa Paolo VI, “Per il culto della B. Vergine” ribadisce gioiosamente la verità del posto onorifico di Maria Santissima nella liturgia, e dell’impegno del cristiano di onorare la Celeste Regina anzitutto con la liturgia, e insieme con i devoti esercizi di pietà mariana.

 COME HANNO FATTO I SANTIVai all'immagine a grandezza naturale

 

    Portiamo alcuni esempi della venerazione dei Santi verso la Divina Madre.

    S. Bernardo venerava la Madonna con zelo ardentissimo; ne celebrò le lodi con penna insuperabile, tanto da meritare l’appellativo di “Cantore di Maria”; nelle feste mariane il suo fervore era tale da tenerlo assorto tutto il giorno nella Madonna, al punto da dimenticare ogni altra cosa, anche cose molto importanti, come il rispondere con urgenza a lettere del Papa.

    S. Francesco d’Assisi rivolgeva alla B. Vergine tali e tanti atti di venerazione, da non potersi numerare. Recitava ogni giorno l’Ufficio della B. Vergine. Si preparava alle sue feste con speciali preghiere e penitenze. Venerava i suoi altari e le sue immagini. Scrisse alcune lodi e preghiere a Maria, riboccanti di serafico ardore e tenerezza.

    S. Luigi Grignion di Montfort, questo santo tutto mariano, divenne il grande maestro della devozione alla Madonna scrivendo il “Trattato della vera devozione a Maria”. Ma l’intera sua vita fu un mirabile esempio di devozione alla Madonna. Fin da ragazzo, ogni giorno egli era capace di trascorrere ore intere ai piedi di Nostra Signora della Pace. Da grande, poi, girerà instancabilmente con il Rosario in mano, predicando Maria attraverso tutta la Francia.

    Che cosa dire di S. Alfonso de’ Liguori, che scrisse le “Glorie di Maria”, innalzando alla Regina del Cielo un monumento di venerazione che resterà perenne nella Chiesa? La sua profonda e dolce venerazione verso la B. Vergine appare anche da quelle devotissime canzoncine mariane e dalle “Visite a Maria Santissima”, che accompagnano le “Visite al SS. Sacramento”, come profumate aiuole di fiori mariani. E solo Dio ha potuto enumerare gli atti di venerazione alla “Divina Maria” che il Santo offrì in ogni giorno della sua lunga vita.

    Il S. Curato d’Ars, colui che dovette la sua Ordinazione Sacerdotale alla tenera devozione verso la B. Vergine con la recita assidua del S. Rosario, riempì tutta la sua vita di amore e venerazione alla Madonna. Da Parroco, una delle prime cose che fece, consacrò la Parrocchia alla Madonna e dedicò a Lei la prima Cappella che riuscì a costruire. Nella sua poverissima cella, insieme al Crocifisso, aveva soltanto un’immagine dell’Immacolata dinanzi alla quale spesso era sorpreso in preghiera estatica.

    Questi sono soltanto pochi esempi di venerazione alla Madonna da parte di alcuni Santi... Ma potremmo portare tanti altri esempi quanti sono i Santi. Perché è impossibile che il Santo non senta il bisogno di venerare la Madonna. È bisogno filiale così amabile e dolce!

VENERARLA IN TUTTI I MODI

 

    Gli atti di venerazione alla Madonna vanno da quelli più grandi e solenni a quelli più semplici e comuni.

    Edificare per l’Immacolata due piccole “Città” interamente consacrate a Lei, come fece S. Massimiliano M. Kolbe in Polonia e in Giappone, non è certo cosa da tutti. Costruire splendide chiese in onore della B. Vergine, come fecero, ad esempio, S. Giovanni Bosco a Torino, e il Beato Bartolo Longo a Pompei, sono opere di venerazione imponente che solo pochi possono compiere.

    Ugualmente, dedicare alla B. Vergine un monastero di vergini consacrate, e coltivarlo come “colombaio della Vergine”, tenendo la Madonna quale Priora della comunità, come fece S. Teresa di Gesù, non è venerazione ordinaria, ma straordinaria, e non è possibile a chiunque.

    Si deve dire lo stesso della fondazione di Ordini, Congregazioni e associazioni mariane; della composizione di opere mariane (libri, pitture, sculture, musiche...), e anche della dedicazione di cappelle e altari alla B. Vergine. Ci sono stati santi e devoti che hanno fatto tutto ciò, specialmente la dedicazione di cappelle e altari (così fecero, ad esempio, S. Bonaventura, S. Gaetano, S. Alfonso... fino a Don Orione, Don Alberione, al Ven.le P. Pio da Pietrelcina). Anche la serafina dell’Eucaristia, S. Giuliana Falconieri, non solo fece, ma lasciò come obbligo alle sue suore, che “in ciascuna chiesa dell’Ordine nostro ci sia una cappella o un altare in onore della Nostra Signora”.

    Ma se non tutti possono offrire alla Madonna questi grandi atti e opere di venerazione, tutti però possono compiere quegli atti ordinari di venerazione che sono alla portata anche dei piccoli, come la preghiera quotidiana alla Madonna, il culto delle immagini di Maria, la visita ai santuari, alle cappelle, agli altari della Beata Vergine, il saluto alle edicole mariane che si incontrano lungo la strada, la recita di pie giaculatorie alla Celeste Mamma, la gentile premura di ornare con fiori le immagini di Maria Santissima, il culto di un piccolo altarino o di un quadro della Madonna nella nostra casa, di un Rosario portato in tasca, di una medaglina al collo, di un’immaginetta della Madonna nel portafogli, nel libro di studio, sul tavolo di lavoro... Chi non potrebbe fare queste cose?

 

 

PICCOLI ESEMPI PER NOIVai all'immagine a grandezza naturale

 

    Anzitutto deve starci a cuore venerare la Madonna con la recita devota e frequente dell’Ave Maria. S. Tommaso d’Aquino ebbe talmente vivo il culto dell’Ave Maria che un anno predicò l’intero quaresimale sull’Ave Maria. Lo stesso fece S. Lorenzo da Brindisi.

    Non ci può essere preghiera più bella di venerazione per la Celeste Mamma. S. Lucia Filippini diceva che la Madonna gradisce l’Ave Maria perché con essa fu salutata Madre di Dio dall’angelo Gabriele e da S. Elisabetta. E noi ricordiamo quelle due incantevoli bimbe che furono S. Caterina da Siena e S. Teresina di Gesù Bambino, insieme a quei due meravigliosi ragazzi che furono S. Luigi Gonzaga e S. Gerardo Maiella, i quali recitavano l’Ave Maria anche salendo le scale, magari inginocchiandosi ad ogni scalino. S. Alfonso, S. Leonardo da Porto Maurizio, S. Vincenzo Pallotti, S. Gabriele dell’Addolorata, il S. Curato d’Ars, e molti altri Santi, recitavano un’Ave Maria ogni volta che l’orologio suonava le ore. E quanti Santi non recitavano l’Ave Maria prima di ogni azione, prima dei pasti, prima del riposo o della ricreazione?

    L’Ave Maria potrebbe fiorire sul nostro labbro con grande facilità, potrebbe accompagnarci ovunque come un costante sguardo dell’anima a Maria e di Maria all’anima. S. Bernardino ci assicura: “Sappi che come tu saluti la Beata Vergine con le parole “Ave Maria”, subito Ella saluta te”.

    Sul culto domestico verso la Madonna, ricordiamo l’esempio della famiglia di S. Massimiliano M. Kolbe. Nonostante la ristrettezza dello spazio in casa, non poteva mancare un cantuccio in cui tenere l’altarino con l’immagine di Maria Santissima che vedeva ogni giorno riunita tutta la famiglia per le preghiere in comune. In quel cantuccio il piccolo S. Massimiliano trascorreva lungo tempo in orazione, e l’amore alla Madonna metteva radici in profondità nel suo cuore, per dare un giorno i suoi frutti meravigliosi.

    Se in tutte le case cristiane si tornasse a questa santa tradizione del piccolo altarino a Maria per le orazioni, le famiglie rifiorirebbero sotto lo sguardo e il sorriso di Maria!

    Sulla venerazione alle edicole della B. Vergine, ricordiamo l’esempio del giovane S. Bernardino da Siena, che si recava ogni sera al suo appuntamento con la Regina del cuore, dinanzi a un’immagine di Maria Santissima posta fuori le mura della città. La buona zia che non sapeva spiegarsi con chi mai il santo giovane potesse avere incontri fuori città, rimase commossa allorché, seguitolo di nascosto, lo vide prostrato in amorosa venerazione dinanzi all’immagine della Santa Vergine.

    Ugualmente, doveva essere edificante, per le strade di Pietrelcina, vedere quel ragazzo che nell’andare e nel tornare da scuola, con i libri sotto il braccio, ordinato e raccolto, si fermava ogni volta a pregare sulla strada davanti a un’edicola della Celeste Mamma. Quel ragazzo sarà un giorno P. Pio da Pietrelcina, grande innamorato della “Bella Vergine”. E anche a Foggia, da giovane sacerdote, P. Pio si recava ogni giorno a fare visita alla Madonna dei sette veli, la prodigiosa immagine che una volta rapì in estasi S. Alfonso mentre predicava.

    Lo stesso faceva S. Leopoldo da Castelnuovo, che ogni giorno, a Padova, aveva per meta del suo breve passeggio l’immagine di Maria nella chiesa parrocchiale di Santa Croce. E S. Pio X santificava il suo passeggio pomeridiano con la visita devota all’ Immacolata nella grotta di Lourdes costruita nei giardini vaticani. Non sciupiamo questi esempi!

 

 

I FIORI A MARIAVai all'immagine a grandezza naturale

 

    Offrire i fiori a Maria è stato sempre uno dei più gentili atti di venerazione, che stava molto a cuore ai Santi.

    S. Crispino, già da ragazzo, lavorando in bottega, ogni sabato riceveva in regalo una moneta d’argento, e ogni volta correva subito a comprare un bel fascio di fiori freschi. Il fioraio s’incuriosì, e volle sapere a che cosa mai servissero quei fiori ogni sabato. Una volta seguì di nascosto il santo ragazzo, e scoprì che andava subito in chiesa con il fascio di fiori, si recava alla cappella della Beata Vergine e ne ornava l’altare con il volto trasfigurato d’amore.

    Anche S. Gabriele dell’Addolorata aveva molto a cuore portare i fiori a Maria. Non c’era giorno, per quanto rigido, che non trovasse un fiore per Maria. Li coltivava lui stesso in un’aiuola, e più volte, mentre accudiva alle piante, fu udito bisbigliare quasi sopraffatto dall’amore: “Maria mia... Maria mia...”.

    Con S. Crispino e con S. Gabriele dell’Addolorata dovremmo ricordare S. Teresina, che già a cinque anni di età amava ornare di fiori l’altarino della Madonna in casa sua; dovremmo ricordare S. Pasquale Baylon, S. Bernardetta, S. Domenico Savio, S. Maria Goretti... e tanti altri santi. Anche S. Leopoldo da Castelnuovo, come ci teneva a mettere ogni giorno fiori freschi dinanzi alla Madonnina che aveva nella celletta delle confessioni!...

    Ecco un altro esempio delizioso. La piccola S. Giovanna d’Arco, angelica contadinella, ogni giorno raccoglieva un mazzetto di fiori freschi da mettere dinanzi all’immagine della Madonna. Anche nel periodo invernale, ella cercava in tutti i cespugli dei campi per trovare qualche fiorellino. Ma capitava anche di non trovare proprio nulla, perché il gelo faceva morire tutto. Che fare allora? La piccola non si disarmava, ma con sublime candore toglieva alle sue pecorelle alcuni boccoli di lana bianca, li riuniva a mazzetto, e offriva quelli alla sua Madonnina. Quando si ama!

ALMENO UN SEGNO DI VENERAZIONE Vai all'immagine a grandezza naturale

 

    Insistiamo sul bisogno di venerare la Madonna, almeno con un piccolo segno di venerazione. Insistiamo con ragione, perché la misericordia di Maria è tale che anche una sola particella di venerazione può bastare a farle salvare un’anima dall’inferno. Ricordiamo alcuni esempi.

    Al S. Curato d’Ars si presentò un giorno una signora in preda alla disperazione perché il marito, incredulo, si era suicidato precipitandosi dalla finestra. Appena il S. Curato vide quella signora, le si avvicinò e senza essere interrogato le disse: “Signora, suo marito è salvo, è salvo... Prima del colpo mortale la Madonna gli diede il tempo di fare un atto di contrizione... Ricorda che durante il mese di maggio egli ornava con fiori l’immagine di Maria, e accettò di pregarla pur essendo lontano dalla fede?... Per quella venerazione verso la Santa Vergine ottenne la salvezza, ed ora è in Purgatorio, bisognoso di suffragi”.

    Un piccolo proposito di venerazione della Madonna può ottenere la salvezza eterna. Ci pensiamo?

    A S. Giuseppe Cafasso, santo dei condannati alla forca, capitò un condannato il quale rifiutava irremovibilmente i Sacramenti. E non ci fu proprio nulla da fare. Le guardie vennero a prendere il condannato per portarlo alla forca. Lungo la strada da percorrere c’era un’edicola della Madonna. Passandoci davanti, il condannato guardò l’immagine e fece un bell’inchino alla Vergine, secondo la pia abitudine che aveva. Appena S. Giuseppe Cafasso vide il condannato fare quell’atto di venerazione alla Madonna, esclamò convinto e commosso: “È salvo, è salvo. La Madonna lo salverà!”. Difatti, avvicinatosi a lui, riuscì a confessarlo immediatamente prima del supplizio.

    Lo stesso capitò a un giovane di Napoli, che aveva la stessa pia abitudine di salutare con le parole “Ave Maria” ogni immagine della B. Vergine. Sebbene schiavo dei suoi vizi, prima della morte la Madonna gli ottenne di incontrare S. Francesco De Gironimo, che lo riconciliò con Dio.

    Aveva ragione S. Giovanni Berchmans di dire: “Per meritare la protezione di Maria, basta la più piccola cosa, purché si faccia con costanza”.

 

 

SCEGLIAMO ANCHE NOI

 

    Scegliamo anche noi qualche atto o alcuni atti particolari di venerazione alla Madonna. Scegliamo ciò che possiamo fare e sforziamoci di essere fedeli. La generosità e la fedeltà devono andare insieme. Sarebbe brutto proporsi di fare tanto e poi non essere fedele che in poco o in niente. Proponiamoci, invece, tanto quanto possiamo fare con generosità.

    Se ci piace, è conveniente scegliere fra gli atti di venerazione a Maria, che facevano i Santi: e ne abbiamo da scegliere! Oltre gli esempi già riportati, ne vogliamo riferire qui alcuni altri, e altri ancora ne riporteremo via via nelle pagine seguenti.

    La B. Anna Maria Taigi, madre di sette figli, stabilì che in famiglia il saluto mattutino al primo incontrarsi fosse: “Siano lodati Gesù e Maria”.

    S. Vincenzo Pallotti salutava la Madonna ogni volta che entrava o usciva di stanza. S. Alfonso de’ Liguori non poteva uscire di casa né rientrare a casa senza fermarsi a salutare la Madonna.

    S. Margherita Alacoque ogni giorno faceva sette genuflessioni e recitava sette Ave Maria per i dolori della Madonna. S. Gabriele dell’Addolorata le recitava con le braccia aperte in croce.

    S. Giovanni Battista De Rossi portava sempre in petto un’immagine di Maria. E il S. Curato d’Ars, già da ragazzo, si addormentava con una statuina della Madonna stretta al petto.

    Il B. Contardo Ferrini era fedelissimo nel fare ogni giorno una visita all’altare di Maria Santissima

    S. Caterina Labouré si affacciava molte volte al giorno in cappella per salutare Gesù e la Madonna.

    Il Servo di Dio Don Poppe su ogni lettera che scriveva metteva l’intestazione “Ave Maria!”. S. Tommaso d’Aquino iniziava l’uso di una penna scrivendo il nome “Maria!”. S. Pietro M. Chanel scriveva il nome di Maria sui libri e sui quaderni, e riuscì a convincere anche i suoi compagni di scuola a fare lo stesso.

    S. Giuseppe Moscati, grande clinico napoletano, portava sempre il S. Rosario nel panciotto; prima di dare una risposta o fare un’azione importante, portava la mano alla corona, o la baciava. Inoltre, era fedelissimo nel fare la visita quotidiana alla Madonnina del Buon Consiglio in una Cappella presso casa sua.

    S. Paolo della Croce al solo udire il nome di Maria si scopriva il capo per venerazione.

    S. Massimiliano M. Kolbe ogni sera deponeva l’orologio e gli occhiali ai piedi di una statuetta dell’Immacola-ta: affidava a Lei tutto il suo tempo e il suo spazio.

    S. Bernardetta raccomandava: “Alla sera quando andate a dormire, prendete la corona, addormentatevi recitandola: farete come quei bambini che si addormentano chiamando: mamma! mamma!”.

    S. Gemma Galgani ogni sera non si addormentava mai senza aver chiesto la benedizione alla Madonna. Anche la B. Angela da Foligno e S. Stanislao Kostka, mattino e sera davano un affettuosissimo bacio alla Madonna e le chiedevano la benedizione. Una volta la B. Angela da Foligno, chiesta la benedizione, sentì rispondersi dalla Madonna: “Sii tu benedetta da Me e dal mio Figliuolo”.

    Si potrebbero riferire ancora tanti altri gesti particolari di venerazione praticati dai Santi. Ma l’essenziale è che anche noi ci impegniamo a non far mancare mai, in ogni giorno della nostra vita, qualche atto personale di venerazione verso la Celeste Mamma e Regina.

 

 

AMARE LA MADONNA

 

    Alcuni figli spirituali chiesero a P. Pio da Pietrelcina pochi giorni prima della sua morte:

 - “Padre, diteci qualcosa”. Il Padre rispose: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.

    Questo pensiero fu come il testamento spirituale del Venerabile. Un testamento mariano degno di chi era vissuto d’amore ardente alla “Bella Vergine”.

    Questa risposta di P. Pio ci richiama alla mente l’altro episodio della vita di S. Pietro M. Chanel, il quale, da ragazzo, feritosi alla mano, per una improvvisa ispirazione d’amore prese subito una penna, l’intinse nel suo sangue, e scrisse: “Amare Maria e farla amare”.

    L’amore dei Santi alla Madonna! Chi può mai esprimerlo? Come misurarlo?

 

 

IL CUORE DELLA DEVOZIONEVai all'immagine a grandezza naturale

 

    Diciamo subito, e prima di tutto, che l’amore è senz’altro il cuore della devozione alla Madonna. Se è vero che non ci può essere vera devozione senza venerazione, tanto più non ci può essere vera devozione senza amore. Sarebbe inconcepibile. La parola stessa “devozione” significa “donarsi”; e il “donarsi” non può essere che un atto d’amore.

    Del resto, il rapporto più naturale che c’è fra madre e figlio è il rapporto d’amore, da cui derivano tutti gli altri sentimenti (delicatezza, premura, sacrificio, riconoscenza...).

    Come potremmo dirci figli di Maria se non nutrissimo l’amore filiale verso di Lei? Perciò, far battere il nostro cuore all’unisono con quello della Celeste Mamma dovrebbe essere il più grande e gioioso impegno della nostra devozione mariana. “Figlio, dammi il tuo cuore” (Pro 23,26), ci dice la dolcissima Mamma. E S. Giuseppe da Copertino diceva con arguzia: “La mamma mia è capricciosa: se le porto fiori, mi dice che non li vuole. Io le domando allora: mamma, che vuoi tu, dunque? Ed Ella: il cuore, solo il cuore mi piace”.

    Insieme agli atti di venerazione, quindi, insieme agli sforzi dell’imitazione, dobbiamo donare alla Madonna il nostro cuore, che è come il carro di fuoco su cui devono viaggiare la venerazione e l’imitazione.

    Riflettiamo che se “Dio ci ha amati per primo” (1 Gv 4,10), anche la Madonna ci ha amati per prima quando ci donò, con il suo “Fiat”, la sua maternità con tutti i suoi dolori e con tutti i tesori della grazia a Lei affidati quale Mediatrice e Dispensatrice.

    Di più, Ella non manca di donarsi tutta a noi, anche visibilmente rinnovando di tempo in tempo la sua immensa misericordia e le sue premure materne verso di noi figli ingrati e bisognosi. La Salette, Lourdes, Fatima, Siracusa... sono luoghi in cui l’amore della Madonna si è fatto sensibile per toccarci il cuore con rinnovata forza.

    Ma noi come abbiamo risposto e come rispondiamo a tanto amore? È vero che tutti ci teniamo a dirci devoti della Madonna, ma quale è il contenuto d’amore della nostra devozione mariana?

 

 

AMORE E CONOSCENZA

 

    L’amore esige anzitutto la conoscenza della persona amata. Per questo dobbiamo istruirci sulla Madonna, se non vogliamo portarle solo un amore sentimentale e cieco.

    Più si conosce la Madonna, più cresce l’amore per Lei; più vogliamo amare la Madonna, più dobbiamo sentire il bisogno di penetrare nel suo mistero, di conoscerne le meraviglie, di scoprirne gli incanti paradisiaci.

    Questa è stata sempre la preoccupazione del Magistero della Chiesa: far conoscere la Madonna, perché l’amore dei suoi devoti fosse un amore illuminato. E la grande Esortazione Apostolica di S. S. Paolo VI, “Per il culto della Beata Vergine”, è venuta anch’essa ad aiutarci per rendere sempre più luminosa la conoscenza della Madonna nel culto liturgico e nella pietà dei fedeli.

    La conoscenza della Madonna si acquista soprattutto “con le ginocchia”, diceva S. Massimiliano M. Kolbe, ossia con l’umile preghiera. E i Santi hanno pregato senza stancarsi per ottenere questo dono di sapienza dallo Spirito Santo.

    Ma ci sono stati Santi Dottori, che hanno studiato e scritto per istruire i fedeli, lasciandoci opere immortali sulla Madonna. Ricordiamo S. Giovanni Damasceno, S. Bernardo, S. Bonaventura, S. Bernardino da Siena, S. Antonino, S. Tommaso da Villanova, S. Lorenzo da Brindisi, S. Antonio M. Claret, ecc. Soprattutto le due opere mariane di S. Luigi Grignion di Montfort (“Trattato della vera devozione a Maria”) e di S. Alfonso de’ Liguori (“Le glorie di Maria”), hanno formato generazioni di anime a una devozione mariana illuminata e forte. E tutti i Santi sono andati a scuola dai grandi Maestri della Chiesa per rendere luminoso e ardente il loro amore alla Madonna.

    S. Gemma Galgani leggeva tutti i libri che poteva avere sulla Madonna, e li passava ad altri invogliandoli a leggerli anch’essi; frequentava anche i mesi mariani e le novene in onore della B. Vergine, ascoltando attentamente le prediche e le istruzioni mariane.

    S. Domenico Savio si industriava a leggere molte cose, notizie ed episodi mariani per poi raccontarli ai compagni.

    E noi che facciamo?... Ci costerebbe proprio tanto un quarto d’ora di lettura e di meditazione sulla Madonna? Si tratterebbe di stare un quarto d’ora con la nostra Divina Mamma. Dobbiamo farci pregare per questo?... Purtroppo!

    Ecco invece cosa scriveva un vero innamorato della Madonna, S. Gabriele dell’Addolorata: “Non baratterei un quarto d’ora innanzi alla nostra Consolatrice, Protettrice e Speranza Maria Santissima con un anno o quanto volete voi innanzi a spettacoli e divertimenti del secolo”.

 

 

AMORE E UNIONE

 

    Esigenza ancora più forte dell’amore è l’incontro, la vicinanza, l’unione con la persona amata. L’amore unisce per natura sua. Dio è uno perché è amore. Mamma e figlio, sposo e sposa, fratelli, amici..., finché si amano si sentono uniti. L’amore è la loro unione. Se si raffredda l’amore, si allenta l’unione. Tutto è in proporzione. Quanto amore, tanta unione. Non ci può essere vero amore, senza vera unione.

    Gesù ci ama tutti senza misura; per questo vuol farsi “uno” con noi e vuol farci “uno” con Lui. “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv 6,57). L’uno nell’altro. È la fusione d’amore.

    Amare la Madonna, quindi, sforzandosi di vivere sempre unito a Lei, dovrebbe essere un bisogno spontaneo del vero devoto, così come è un bisogno spontaneo del bambino stare vicino alla mamma, soffrire per la sua lontananza, non fare nulla senza di lei.

    Fu proprio così per i Santi.

    S. Teresina diceva di voler “passare il giorno della vita nascosta con Gesù sotto il velo di Maria”. E realmente dovette vivere assorta nella Madonna, fin da piccola, se quella volta che fu condotta a visitare Parigi, l’unica cosa che ricordava della meravigliosa città era il tempio di “Nostra Signora delle vittorie”. S. Luigi Grignion di Montfort, nel suo straripante amore alla Madonna, disse di sè che era stato “predestinato ad abitare in Maria”, e arrivò a un tale grado di unione con Maria da godere di continuo della sua presenza. Alla fine della vita chiese che il suo cuore venisse seppellito sotto l’altare di Maria, per esprimere la sua inseparabilità dalla Celeste Regina.

    S. Gemma Galgani, rimasta orfana della mamma a sette anni di età, si affidò alla Madonna: “Da qui in avanti la mia mamma sarà la Madonna”. E il rapporto d’amore materno e filiale fra Mamma e figlia fu di una soavità straordinaria. La Madonna sensibilmente accarezzava, baciava, teneva fra le sue braccia, stringeva al suo Cuore questa cara figlia, vittima di sangue per la salvezza delle anime.

     S. Antonio M. Claret viveva abitualmente così assorto nella Madonna che una volta, all’intestazione di una lettera, invece di scrivere “Madrid...”, scrisse “Maria 24-3-1866 !

    S. Massimiliano M. Kolbe ci ha lasciato in se stesso un altro impareggiabile modello di unione d’amore alla Vergine Immacolata, alla sua cara “Mammina”. L’unione divenne così fervida che egli non poteva più non pensare alla sua grande Regina. L’Immacolata era diventata la sua “Idea fissa”, ed egli visse, soffrì e morì per questa “volontaria e amabilissima idea fissa: l’Immacolata”.

    P. Pio da Pietrelcina è diventato celebre per la quantità enorme di Rosari che recitava di giorno e di notte (circa 100 corone), stando sempre unito alla dolce Mamma. Ma fin da piccolo, a 5 anni di età, egli godeva già della presenza visibile della Madonna, e con una naturalezza tale, da credere, per molto tempo, che ciò fosse comune a tutti. Se ne accorse il suo Direttore spirituale, a cui una volta P. Pio chiese: “E lei non la vede la Madonna?”. Alla risposta negativa, P. Pio soggiunse: “Lei lo dice per umiltà!”. E invece l’umiltà non c’entrava. Solo P. Pio godeva di quella presenza di Maria, segno della sua profonda unione con Lei.

    Ma di tutti i Santi si potrebbe descrivere l’atmosfera costante di amore che alimentava la loro unione con la Madonna, anche se per alcuni in particolare la presenza di Maria fu dono di grazia fuori del comune, come per S. Giovanni Damasceno, S. Matilde, S. Brigida, S. Giovanni Eudes, S. Margherita Alacoque, S. Carlo da Sezze, S. Veronica Giuliani, S. Alfonso de’ Liguori, il S. Curato d’Ars...  A noi però interessa ancor più conoscere i concreti atti di amore con cui i Santi vivevano sempre uniti alla Celeste Mamma. In questo tutti i Santi sono stati maestri impareggiabili, veramente simili a Gesù, il quale cominciò prima a fare e poi a insegnare (At 1,1).

 

 

 

AMORE E ATTI DI AMORE

 

    La sorgente più feconda degli atti di amore con cui i Santi si univano alla Madonna era la preghiera mariana.

    Le preghiere più belle, le orazioni, le devozioni, le corone, le pie giaculatorie verso la B. Vergine infioravano quotidianamente le loro anime e le loro giornate, dal primo svegliarsi del mattino fino all’ultima benedizione per il riposo notturno.

    Specialmente il Piccolo Ufficio della B. Vergine, così caro a tanti Santi, e ancor più il S. Rosario, hanno riempito di preghiera mariana la vita dei veri devoti di Maria, tenendoli in costante unione con la Madonna. Proprio questo è la preghiera mariana: è incontro, è colloquio, è unione con Maria.

    Ma con la preghiera, i veri devoti debbono avere premura, anzitutto, di evitare ciò che dispiace alla dolce Mamma, il peccato, grande o piccolo che sia. Sarebbe semplicemente assurdo voler amare o credere di amare una persona offendendola!

    Inoltre, il vero devoto di Maria deve far entrare la Madonna in tutte le sue cose, far dipendere da Lei ogni scelta da fare, affidarsi a Lei per ogni compito anche minimo da svolgere. Quando S. Luigi doveva andare a preparare il refettorio, diceva con fede e candore: “Andiamo a stendere le tovaglie alla tavola di Gesù e di Maria”. Il Santo faceva entrare la Madonna anche in un servizio così semplice. Ma è certo che tutto interessa a una Mamma di tanto cuore; nulla è indifferente al suo amore materno che non conosce riserve e vuole trasfigurare tutti i nostri atti.

    Per questo i Santi iniziavano dal primo mattino a offrire la loro giornata alla Madonna. Il S. Curato d’Ars diceva, deliziosamente, che ogni mattina noi dovremmo fare come il bambino il quale, appena si sveglia, dal suo lettino volge subito gli occhi attorno in cerca della mamma!

    Lungo il giorno, poi, i Santi non potevano fare a meno di invocare la Madonna con frequenza. È esigenza dell’amore. Leggiamo, ad esempio, questi propositi del B. Contardo Ferrini: “Ogni giorno dopo la visita a Gesù, la visita a Maria di cui spesso mi ricorderò nel giorno... Amerò la santa purità raccomandandomi spesso a Maria... Prima di ogni conversazione mi raccomanderò con un’Ave Maria, così prima dei pasti. Ogni giorno dirò il Rosario, a mezzodì l’Angelus, ogni ora, potendo, l’Ave Maria e la Comunione Spirituale”. Che meraviglia! E non dimentichiamo che il B. Contardo era un laico, un professore di università. Chi non potrebbe imitarlo? Ma allora, perché non impegnarci anche noi?

    Se ci fosse l’amore...

 

 

AMORE E AZIONI IMPORTANTI

 

    Specialmente per le azioni più importanti, i veri devoti non possono fare a meno dell’unione con la Madonna per agire in Lei e con Lei.

    Per la S. Messa, ad esempio, P. Pio da Pietrelcina raccomandava di parteciparvi associandosi alla B. Vergine ai piedi della Croce; ed egli cercava di celebrare più che poteva la Messa dell’Immacolata Concezione, tanto che una volta mandò a chiedere il calendario liturgico solo per conoscere in quali giorni non avrebbe potuto celebrare la Messa votiva dell’Immacolata. Lo stesso facevano S. Lorenzo da Brindisi e il B. Stefano Bellesini. Un santo che si trasfigurava straordinariamente in Maria quando celebrava la S. Messa era S. Gaetano, del quale si diceva: sembra la Madonna in persona che celebra!

    S. Luisa di Marillac agli inizi della nuova Congregazione, riunite le poche ragazze di campagna nella sua casa, per prima cosa additò loro la statua della Madonna a cui affidarsi. Lo stesso fece S. Angela Merici.

    S. Alfonso de’ Liguori lasciò il mondo per darsi a Dio, andando anzitutto ai piedi delIa Madonna a deporre la spada e a consacrarsi interamente a Lei.

    S. Francesca Saverio Cabrini attraversò 19 volte l’oceano, costeggiò due volte le sponde del Pacifico, tre volte quelle dell’Atlantico, tra l’infuriare di spaventose tempeste. Ogni volta iniziava e terminava i viaggi con la corona del Rosario in mano.

    S. Pio X, eletto papa, affidò il suo Pontificato alla Madonna dedicandole la sua prima Lettera Enciclica.

    S. Bartolomea Capitanio scrisse i suoi propositi di santificazione; poi affidò il foglio alla Madonna, pregando: “Cara Mamma, a voi consegno questa carta, siate voi quella che me la fa eseguire”.

    S. Massimiliano M. Kolbe progettò la grande “Città dell’Immacolata” in Polonia, andando a collocare una statua dell’Immacolata in un campo che non era suo. Al proprietario, però, non convenne cedere quel terreno, e chiese al Santo di togliere la statua; ma il Santo con semplicità gli rispose che la statua doveva rimanere lì “almeno per dimostrare che una volta tanto la Madonna era fallita nelle sue promesse”. Il padrone restò colpito da quella risposta: ci rifletté, e regalò tutto il campo al Santo.

    S. Teresina si offrì “vittima dell’amore misericordioso” per le mani di Maria; e prima di scrivere la “Storia di un’anima” si inginocchiò dinanzi alla Madonna, supplicando di tenerle la mano “perché neppure una sola riga da me scritta non le torni accetta”.

    Anche S. Caterina da Siena volle iniziare il suo celebre “Dialogo” nel “dì di Maria”, il sabato.

    Il Servo di Dio Vico Necchi, il giorno stesso del matrimonio, invece del viaggio di nozze, fece un pellegrinaggio a Lourdes per affidare alla Madonna la nuova famiglia che sorgeva.

    C’è solo da guadagnare - in virtù, in grazia, in amore  - quando si affida ogni cosa alla dolcissima Mamma.

 

 

AMORE E VERGINITÀ

Un particolare delicato. Di solito le vergini hanno amato collocare l’evento gioioso della loro consacrazione al Celeste Sposo in un giorno caro a Maria. C’è tale identità fra la verginità e Maria SS.! Non è forse la Madonna la vera Vergine, la tutta Vergine, la sempre Vergine per eccellenza? Innocentissima e bellissima, profumatissima e immacolata, la verginità spirituale e corporale della Madonna è come un sole di abbagliante candore. Tutte le vergini hanno in loro un raggio di quell’abbagliante candore che tende a trasfigurarle nella stessa immagine verginale della Beatissima Vergine. Ed è per questo che esse amano, quasi d’istinto, donarsi a Gesù con Maria e per Maria, preferendo giorni a Lei particolarmente cari, per sentirsi ancora più unite a Lei.

    S. Teresa di Gesù, ogni anno, con le sue figliole, rinnovava i voti monastici nei giorni della Natività di Maria (8 settembre) e della Presentazione di Maria al Tempio  (21 novembre).

    S. Margherita M. Alacoque volle entrare in convento di sabato, giorno dedicato a Maria.

    S. Teresina ha diverse ricorrenze mariane per la sua vita religiosa: entra al Carmelo nella festa dell’Annunziata; diviene Sposa di Gesù nella festa della Natività di Maria; riceve il Viatico nella festa della Madonna del Carmine.

    S. Gemma Galgani ebbe la felice sorte di emettere il suo voto di verginità l’otto dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione, e di volare in Paradiso il Sabato santo del 1903. Venne beatificata e canonizzata sempre nel mese di maggio.

    S. Bertilla Boscardin poté fare la sua vestizione religiosa nella festa della Purità di Maria, e la Professione religiosa nella solennità dell’Immacolata Concezione.

    È una sfumatura d’amore questo incontro fra la consacrazione verginale e le feste della Beata Vergine. Ma la vera devozione alla Madonna rende l’amore sempre più delicato, fino alle sfumature più dolci. È la tenerezza verginale della Madonna, che si imprime nei cuori puri delle vergini e ne soavizza celestialmente i palpiti perché siano tutti, come diceva S. Teresina, “altrettanti fiori d’amore”.

 

AMORE E SACRIFICI

 Non c’è prova più sicura del vero amore, che il sacrificio di sè. Non c’è amore più grande e più puro di quello che spinge all’immolazione per chi si ama. Lo ha detto Gesù: “Nessuno ha amore più grande di colui che sacrifica la vita per i suoi amici” (Gv 15,13) .

    Per essere certi di amare, bisogna mettersi alla prova del sacrificio. Altrimenti ci si può illudere.

    Ma c’è di più. Il vero amore arriva a non poter fare a meno del sacrificio: ne ha bisogno, lo vuole, lo cerca.

O patire o morire”, gridava a Gesù S. Teresa d’Avila.

Anche l’amore alla Madonna va pesato sulla bilancia del sacrificio. Non si può dubitare della purezza d’amore di chi sa sacrificarsi per Lei.

    Nei Santi, infatti, il sacrificio fa sempre la parte del  leone. Sentivano il bisogno di nutrire il loro amore alla Madonna con il sacrificio. Di ognuno di loro si può dire quel che fu detto di S. Caterina Labouré: “visse col desiderio continuo di soffrire per suo amore”.

    S. Giuseppe Cafasso, ad esempio, si era costruito una singolare corona, da lui stesso chiamata “fardello”, composta di cinquanta piccole mortificazioni da offrire alla Madonna; ed egli amava prepararsi così alle feste mariane e fare il mese di maggio, arricchendo il suo amore di quotidiani sacrifici volontari (o “fioretti”).

    La B. Fortunata Viti si preparava alle feste della Madonna indossando un’ora al giorno il cilicio o flagellandosi per diversi minuti, e mortificava la gola mescolando cenere e minestra.

    S. Paolo della Croce istituì per sé la “quaresima dell’Assunta” con rigoroso digiuno, astinenza dalla frutta, Rosario intero ogni giorno. Capitò una volta che il Santo si ammalò durante una tale quaresima e perse ogni appetito. Il fratello infermiere, preoccupato, riuscì a procurargli una bella mela, e sperava di fargliela mangiare. Il Santo l’avrebbe gustata volentieri, ma non la volle toccare perché si era nella quaresima della Madonna. Il fratello infermiere lo esortò con insistenza almeno ad assaggiarla, ma il Santo si scusò dicendo: “Siamo nella quaresima della Madonna, facciamone un’offerta a Lei”.

    In particolare, è stata una caratteristica comune dei Santi quella di prepararsi con fervore alle feste della Madonna e di dedicare il sabato a Maria santificandolo con il digiuno o con l’astinenza dalla carne (o dalla frutta o dai dolci...). Potremmo ricordare S. Carlo Borromeo, S. Francesco di Sales, S. Lorenzo da Brindisi, S. Caterina da Siena, la B. Anna M. Taigi...; ma è meglio dire che il loro numero è quasi incalcolabile!

 

 

AMORE SENZA SOSTE

 

A volte i Santi hanno compiuto alcuni atti straordinari di immolazione per la Celeste Regina. Sono atti che ci colmano di ammirazione. S. Veronica Giuliani si incise sul petto, con un ferro rovente, il nome di Maria. Lo stesso voleva fare S. Gabriele dell’Addolorata, ma non gli fu concesso; neppure poté scrivere con il suo sangue il “Credo Mariano” che portava sempre sul cuore. Il B. Teofano Venard, invece, scrisse con il suo sangue l’atto di consacrazione alla Madonna.

    Tuttavia, non meno eroica di questi atti straordinari è la continuità dell’amore che si nutre di sacrifici piccoli e sconosciuti. S. Domenico Savio - come attesta S. Giovanni Bosco - ogni giorno offriva qualche mortificazione alla B. Vergine. S. Gabriele dell’Addolorata scrisse lui stesso questo proposito: “Nessun giorno mi passerà senza fiori di virtù da coronare il capo verginale della mia Madre”.

    La Serva di Dio Felicita Rossi baciava spesso a terra, senza farsi vedere. Qualcuno scoprì la cosa e le chiese il perché; ella rispose: “Che cosa disse la Madonna a Bernardetta? Bacia la terra per i peccatori”. E lei lo faceva con generosità.

    S. Bernardetta, inferma, squassata dalla tosse, gemeva: “Apritemi il petto!”. Ma a chi voleva farle bere l’acqua miracolosa della Grotta di Lourdes, diceva: “Questa fonte non è per me. La Madonna vuole che io soffra”.

    E chi può dimenticare gli incantevoli esempi di sacrifici lasciatici dai tre pastorelli di Fatima? Patire volontariamente la sete, la fame, il caldo; cercare tormenti, colpendosi alle gambe con le ortiche e stringendo una corda alla vita... Tutto questo era fatto per consolare il Cuore Immacolato di Maria e per ottenere la conversione dei peccatori.

    Un ultimo esempio, luminosissimo, è la vita di S. Massimiliano M. Kolbe: una vita consumata giorno per giorno in sacrificio d’amore alla Madre divina, senza temere di essere considerato “pazzo”, avventurandosi in imprese d’amore per l’Immacolata, che gli costarono sangue a più riprese, con periodici ricoveri in sanatorio, vittima e ostia sull’altare del sacrificio. Una volta, dopo il disbrigo di un servizio a una mostra, a Roma, gli fu chiesto cosa l’avesse colpito della mostra, e il Santo rispose: “Nulla, nulla mi ha potuto interessare; non ho osservato nulla. Io cammino per l’Immacolata”. Il suo amore all’Immacolata era davvero senza soste, sempre “in cammino”.

 

 

AMORE E COMPASSIONE

 Un’altra caratteristica essenziale dell’amore è la partecipazione ai dolori della persona amata. È sempre vero che si può forse restare indifferenti alle gioie della persona amata, ma è impossibile non condividere le sue sofferenze.

    E noi non dobbiamo mai dimenticare che Gesù ci diede la Madonna per madre non in un’occasione di festa, ma sul Calvario, proprio nell’ora in cui Ella era immersa in un mare di strazi, e ci stava realmente “partorendo nel dolore” (Gn 3,16). A ciascuno di noi Gesù, indicando l’Addolorata, ripete ancora come a S. Giovanni Evangelista: “Ecco tua madre” (Gv 19,27).

    Per questo i veri devoti hanno sempre amato i dolori di Maria. Ci basti ricordare alcuni esempi di Santi che ci spronino ad amare l’Addolorata con più cuore.

    S. Antonio Pucci fu grande innamorato e apostolo della Vergine Addolorata. Ne parlava con tenerezza commovente, ne distribuiva l’immagine da mettere dovunque, anche sulle barche, sulle vele, sulle porte; invogliava a recitare la corona dei Sette Dolori, e spingeva a celebrare il mese di settembre in onore dell’Addolorata.

    Altro grande devoto dell’Addolorata fu S. Paolo della Croce. Spesso, solo pensando a Lei, si commuoveva fino al pianto. Parlava dei suoi dolori, portando un bel paragone: “I dolori di Maria sono come il Mediterraneo, che si getta nell’oceano sterminato della Passione di Gesù”.

    Un figlio di S. Paolo della Croce, S. Gabriele dell’Addolorata, fu così appassionato amante dei dolori di Maria, da poter scrivere: “I dolori di Maria sono il mio Paradiso”. Specialmente durante la settimana santa e per tutto il mese di settembre, egli trascorreva lungo tempo in devota meditazione sui “dolori della cara Madre”, e un confratello scrisse che “il solo vederlo assorto tutto il giorno, oppure rincantucciato in qualche posto del coro, compungeva fino in fondo al cuore”. Infine, ricordiamo la serafica S. Gemma Galgani, vero fiore della Passione, concrocifissa con Gesù, figlia prediletta dell’Addolorata. Fin da piccina ella ebbe in dono dalla mamma una statuetta dell’Addolorata, e a Lei si consacrò come figlia, quando morì la mamma. La sua vita, poi, fu vita di vittima crocifissa con Gesù, inseparabile dalla Mamma. “Mamma, dove ti trovo? - esclamava in estasi - Sempre ai piedi della Croce di Gesù... La Mamma mia fu crocifissa con Gesù e mai si lamentava... Dopo questa riflessione ho fatto proposito di non più lamentarmi... E domani voglio una grazia dalla Madonna: mi deve dare una croce grossa grossa, ma ben grossa...”.

    Così amano i Santi. E questi sono i veri devoti di Maria.

    Noi, invece? Non è forse vero che con il nostro amore, anziché cercare di offrire sacrifici alla Madonna, cerchiamo solo la liberazione da ogni disturbo e sofferenza della vita? È vero amore, questo?

    La Madonna disse a S. Bernardetta: “Non ti farò felice su questa terra”. L’amore alla Madonna non è fatto di felicità terrena, ma celeste. Sospiriamo a quella felicità celeste, condividendo le pene di questo esilio con la Celeste Mamma che soffre per tutti i figli ancora in esilio.

 

“FATELA AMARE”

 Amare la Madonna e farla amare vanno insieme come il fuoco e il calore. Dal fuoco il calore si diffonde naturalmente. Così, l’amore alla Madonna si traduce spontaneamente in apostolato mariano.

            Il Ven.le P. Pio da Pietrelcina disse questa bella espressione: “Amate la Madonna e fatela amare”, e fu egli un modello anche in questo. Non disse forse con ardente brama: “Vorrei avere una voce sì forte per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”?

            Il suo amore alla Madonna era contagioso. Chi può numerare i figli spirituali che hanno imparato da lui a usare la corona del Rosario recitando ogni giorno anche decine di Rosari? E quante corone, medagline, immagini, statuette non distribuì egli stesso a chi lo avvicinava ?

            L’amore spinge anche a parlare della persona amata. E noi sappiamo che i più grandi oratori e scrittori della Chiesa parlarono, scrissero, cantarono le lodi della Madonna con forza d’amore inesauribile. Ricordiamo, ad esempio, S. Efrem, S. Giovanni Damasceno, S. Bernardo, S. Alfonso de’ Liguori... Ma non ci fu santo e non ci sarà mai un vero devoto di Maria, che non senta il bisogno di comunicare anche ad altri il suo amore alla Madonna. Con grandi mezzi o con mezzi spiccioli, il vero devoto si industria secondo tutte le ispirazioni e le possibilità che ha.

    C’è stato chi ha potuto fondare Congregazioni e Istituti religiosi in onore della B. Vergine. Così fecero, ad esempio, S. Francesco di Sales, S. Antonio M. Claret, S. Giovanni Bosco, il Ven. Guglielmo Chaminade, e molti altri.

     C’è stato chi ha avuto una speciale missione ma-riana da compiere per tutti gli uomini: così, ad esempio, S. Caterina Labouré per la medaglia miracolosa, e Suor Maria Lucia di Fatima per la devozione al Cuore Immacolato di Maria.

 

UN ESEMPLARE GIGANTE

 C’è stato S. Massimiliano M. Kolbe, ritenuto il più grande apostolo mariano del secolo ventesimo, che fondò due singolari “Città dell’Immacolata”, quali centri propulsori di apostolato mariano a raggio mondiale. L’ansia di questo apostolo “folle dell’Immacolata” arrivava alla brama di rendere ogni anima “preda dell’Immacolata”, sognando una fascia di “Città dell’Immacolata” che avvolgesse l’intero globo e lo ricoprisse di stampa mariana e di medaglie miracolose, veicoli della devozione alla Madonna in ogni cuore.

    S. Massimiliano istituì anche la “Milizia dell’Immacolata”, movimento di vita mariana e di apostolato mariano per anime che vogliono consacrarsi all’Immacolata come sua “proprietà” e vogliono essere apostolicamente attive sotto il dolce dominio dell’Immacolata, servendosi di tutti - proprio di tutti - i mezzi leciti, antichi e moderni, presenti e futuri, piccolissimi o grandissimi (ad esempio, la medaglia miracolosa, la stampa, il teatro, la musica, la cultura, la radio, la televisione, il cinema, i satelliti telestar...). “Tutto deve servire anzitutto per l’Immacolata”, diceva S. Massimiliano M. Kolbe.

    Personalmente poi, per trasmettere alle anime l’amore a Maria, S. Massimiliano affrontò sacrifici inauditi, sottoponendosi a viaggi massacranti per imprese che parevano folli, tanto da sentirsi dire che pretendeva “andare sulla luna con la zappa”. Ma egli andava avanti indomito fra privazioni e sforzi. Anche se sveniva sui treni, se doveva celebrare la S. Messa sorretto da due confratelli, se aveva emottisi a più riprese, se era malnutrito e persino malvisto da parecchi..., egli non si arrestava mai: l’amore all’Immacolata non poteva dar soste alla sua azione febbrile; e ci fu un tempo, in Giappone, che si creò su di lui il “mito dell’immortalità”.  Una volta, in viaggio, il 12 settembre 1932, festa del SS. Nome di Maria, egli ebbe l’ispirazione di scrivere una lettera alla Madonna per farle gli auguri onomastici, come fanno i figli con la mamma. Alla fine della lettera scritta con riboccante affetto, si firmò in questo modo: “P. Massimiliano M. Kolbe, lontano dalla patria, tra l’amarico Saigon e il cinese Hongong, sopra i giganteschi flutti del mare gonfio, oppresso dal caldo soffocante, per te, o Maria!”.

     Infaticabile e audace, a chi gli diceva di moderarsi un po', egli rispondeva col sorriso: “Qui non ho tempo per riposarmi. Mi riposerò in Paradiso”. È così che si ama.

 

 

ALL’OPERA IN TUTTI I MODI

 I campi di azione per far amare la Madonna sono illimitati. C’è posto per tutti. C’è da fare ovunque e in tutti i modi.

    Un ragazzo come S. Domenico Savio è capace di fondare una piccola “Associazione dell’Immacolata” fra i suoi compagni di scuola. Un’umile suora come S. Caterina Labouré fonda le “Figlie di Maria”, che avranno uno sviluppo rigoglioso in quasi tutto il mondo.

    S. Luigi Gonzaga, S. Gabriele dell’Addolorata, S. Bernardetta, S. Gemma Galgani, approfittavano di ogni occasione per presentare la Madonna, invogliando ad amarla con la parola e con l’esempio. In particolare, S. Gabriele dell’Addolorata ci ha lasciato esempi commoventi. Tra i confratelli egli era chiamato “promotore della devozione a Maria”; fuori convento, raccomandava a parenti e a conoscenti la devozione alla Madonna, la pratica dei mesi mariani di maggio e ottobre, la recita del S. Rosario quotidiano, la lettura di libri mariani, l’abitino del Carmine e la corona dei Sette Dolori... Un anno prima della morte fece persino il voto di diffondere sempre e dappertutto la devozione alla Madonna.

    S. Teresina fin da piccina si fece apostola della medaglia miracolosa; e da grande scriverà ella stessa: “Se io fossi stato sacerdote, come avrei parlato bene della Madonna..”.

    Questo desiderio di S. Teresina ci fa ricordare l’amore fervido dei santi sacerdoti nel donare la Madonna alle anime.

    S. Pietro Canisio, oltre a diffondere con gli scritti la conoscenza della Madonna, fu apostolo infaticabile per farla amare. Girava instancabilmente, e ovunque  fondava Congregazioni mariane per laici, sia giovani che adulti, facendo coltivare con fervore la recita del S. Rosario giornaliero. Anche da vecchio, quando compariva per le strade di Friburgo con il suo bastoncello, gli si affollavano attorno uomini e donne con i bambini per chiedergli la benedizione; il santo vecchio benediceva volentieri, ma si faceva sempre promettere di essere devoti della Madonna e di recitare ogni giorno il S. Rosario.

    S. Alfonso de’ Liguori predicava immancabilmente ogni sabato sulle glorie di Maria, ed era un meraviglioso trascinatore di anime ai piedi della “Divina Maria”.

    Il S. Curato d’Ars non poteva mai celare l’amore intenso che metteva nell’istruire il popolo sulla Madonna; ci sono rimasti i suoi “catechismi mariani”, e sono veramente deliziosi, ripieni di luce e caldi di affetto tenerissimo alla Celeste Mamma.

    S. Giuseppe Cafasso diffondeva gratuitamente migliaia di immagini della Madonna; ai suoi penitenti parlava spesso della devozione mariana, e li spingeva a coltivarla; diffondeva più che poteva il libro di S. Alfonso, “Le glorie di Maria”, per dare ai fedeli una devozione alla Madonna, che fosse luminosa e robusta anche per dottrina.

    Adoperiamoci anche noi a far amare la Madonna con tutte le nostre forze, in tutti i modi e dappertutto.

    Ricordiamoci che l’apostolato mariano garantisce il Paradiso agli apostoli e a chi li ascolta. Nella Liturgia la Chiesa fa dire alla Madonna: “Chi mi fa conoscere avrà la vita eterna” (Sir 24,31). Non è consolante questo? Inoltre, riflettiamo che dove noi riusciamo a far entrare l’amore alla Madonna, entra la salvezza per quell’anima. La Madonna, quando entra in un cuore vi porta sempre Gesù, il Salvatore. Ella è sempre la Madre di Gesù, ossia Colei che genera Gesù in tutti i cuori che la ricevono. Per questo S. Massimiliano Kolbe diceva che bisogna “far entrare l’Immacolata in tutti i cuori affinché Ella possa, entrando in essi, prenderne possesso, portarvi il dolce Gesù e farlo crescere fino all’età perfetta”.

 

 

IMITARE LA MADONNAVai all'immagine a grandezza naturale

  L’imitazione è figlia dell’amore, e consiste nella conformità dell’agire fra coloro che si amano. Chi ama imita. È nella natura dell’amore unire, rendere uno. E l’amore è pieno, è perfetto, quando ha unificato tutto, anche le azioni di coloro che si amano, non sopportando differenze che impediscano di essere uno. Per questo l’amore non può stare senza l’imitazione, altrimenti mancherebbe l’unione delle volontà nel modo di agire.

    L’imitazione, quindi, è il comportamento dell’amore, ed esprime al vero la fecondità dell’amore. Se è figlia dell’amore, vuol dire che dove essa c’è, non manca l’amore; dove essa invece non c’è, manca l’amore. E dove c’è il massimo dell’imitazione, c’è il massimo dell’amore.

    S. Pio X ci conferma con la sua parola: “Se qualcuno vuole - e chi non dovrebbe volerlo - che la sua devozione verso la Vergine sia piena e perfetta sotto ogni aspetto, è necessario... tendere con ogni sforzo all’imitazione dei suoi esempi”.

 

L’IMITAZIONE DI MARIA È SANTITÀ

 In fondo, basta riflettere poco per capire che l’imitazione di Maria Santissima differenzia nettamente e concretamente la devozione alla Madonna che ha il santo, dalla devozione che ha chi non è santo.

     Il santo ama la Madonna imitando perfettamente le sue virtù, ed è santo per questa imitazione. Noi invece amiamo la Madonna imitando molto imperfettamente le sue virtù, o addirittura contentandoci solo di pii desideri; e perciò restiamo sempre mediocri, con una devozione a metà, che rischia di consistere solo in “uno sterile e passeggero sentimentalismo”, e di ridursi a “una certa qual vana credulità”, come ha detto il Concilio Vaticano II.

    È inutile lamentarsi, allora, o criticare la devozione mariana, perché non produce frutti e ci lascia sempre tali e quali. Il papa Pio XII ci ammonisce: “Non dimenticate che la devozione alla Madonna, perché si possa dire vera e solida, e quindi apportatrice di frutti preziosi e di grazie copiose, dev’essere vivificata dall’imitazione della vita stessa di Colei che ci piace onorare”. E il papa Paolo VI ha ribadito molte volte che la vera devozione mariana esige l’imitazione delle virtù di Maria SS.: “Di queste virtù della Madre si orneranno i figli, che con tenace proposito guardano i suoi esempi per riprodurli nella propria vita”.

    Questo è stato sempre l’insegnamento della Chiesa, che punta al sodo e va al concreto: vuole opere, vuole virtù. La devozione alla Madonna deve portare ogni anima a diventare immagine di Maria, la più cara a Dio, perché la più simile a Gesù.

    Orbene, se vogliamo verificare la vitalità della nostra devozione alla Madonna, basta che esaminiamo la consistenza della nostra imitazione di Maria  SS. Se troviamo in noi lo sforzo sincero e costante di imitare le virtù della Madonna, la nostra devozione mariana è vera “sotto ogni aspetto”, come ci ha assicurato S. Pio X, e come già sentenziava il grande S. Agostino: “La vera devozione consiste nell’imitare le virtù di coloro che amiamo”.

    Puntiamo all’imitazione, quindi; così siamo certi di puntare al sodo. La devozione alla Madonna è come un’aiuola che dà fiori di incantevole bellezza: i fiori delle virtù mariane. Ebbene, in che stato è la nostra aiuola? Che sia senza fiori?

    Esaminiamoci con sincerità, senza finzioni né leggerezza. Confrontiamoci con i Santi; misuriamo la nostra pochezza con la loro ricchezza di amore; umiliamoci, e impariamo da loro a imitare Colei che “rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti” (Lumen Gentium, 65) .

 

 

“COME FAREBBE LA MADONNA

 

    Un modo tanto semplice quanto essenziale per imitare tutte le virtù della Madonna è quello di chiedersi in ogni cosa da fare: “Come farebbe la Madonna al posto mio?”. Chiunque può farsi questa domanda, e i frutti non si farebbero attendere.

     S. Caterina Labouré, la prediletta di Maria, aveva questo proposito di vita: “Prenderò Maria per modello al principio delle mie azioni, e penserò come Ella avrebbe fatto il dovere che sto per compiere”. Anche S. Teresina, nel suo trasporto verso la B. Vergine, si era tracciato un programma di vita tutto “ricalcato sulle orme di Maria”; si considerava la sua bambina, e sarà ella a scrivere che “ordinariamente i bambini assomigliano alla loro mamma”.

    S. Antonio M. Claret, il grande apostolo del Rosario e del Cuore di Maria nel secolo scorso, si può dire che visse sempre ad alta tensione l’unione profonda con Maria, in tutto e per tutto dipendente da Lei. Eletto Vescovo di Cuba, egli scriveva questo proposito di vita: “La mia forma di governo sarà quella che la Madonna mi ispirerà... perché Maria Santissima è mia Madre, mia Maestra, mia Direttrice...”.

    Un altro grande Servo di Dio, il P. Chautard, usava lo stesso metodo semplicissimo di chiedersi prima di ogni cosa: “Come farebbe la Madonna al posto mio?”. E si era impegnato a vivere “sotto lo sguardo di Maria”, cercando più che poteva “l’incrocio” del suo sguardo con quello di Maria, per sapere che cosa fare e come agire nel modo a Lei più gradito.

    Ricordiamoci che non c’è prova di venerazione e di amore più genuina dell’imitazione. Il discepolo apprezza e ama il suo maestro nella misura in cui cerca di diventare come lui.

    Per questo S. Teresa d’Avila ripeteva alle sue suore che il modo migliore di onorare la Madonna è quello di imitarne le virtù. S. Stanislao Kostka, S. Luigi Gonzaga, S. Veronica Giuliani, S. Gabriele dell’Addolorata hanno glorificato la Madonna studiandone con amore le virtù per riprodurle nella loro vita di ogni giorno. Non si contentavano di ardenti desideri, di dolci sospiri e di pie lagrime (che a noi sembrano chissà cosa!), ma bramavano le virtù che scolpiscono l’anima in perfetta somiglianza di bellezza con l’Immacolata.

    S. Lucia Filippini fu definita “copia fedele” di Maria, soprattutto nella carità, nell’umiltà, nella purezza, nella pazienza. E “copie fedeli” della Madonna furono S. Caterina, S. Rosa, S. Bernardetta, S. Teresina, S. Gemma, con tutte le altre Sante nelle quali rifulse l’abbagliante bellezza della verginità di Maria, della carità di Maria, della fede, della speranza, dell’umiltà, della fortezza, dell’immolazione di Maria.

    Nella città di Napoli visse il servo di Dio Don Placido Baccher. Era un santo sacerdote, ed era talmente innamorato della Madonna, che il popolo lo definiva “il prete tutto Madonna”. Bellissimo! Proprio così dovrebbe essere di tutti i devoti della Madonna. Così  è stato di tutti i Santi, perché più ci si santifica, più si diventa necessariamente somiglianti a Colei che “a Cristo più s’assomiglia” (Dante Alighieri).

 

 

IN TUTTE LE VIRTÙ

  S. Luigi Grignion di Montfort ha scritto che “la vera devozione alla S. Vergine... porta un’anima ad evitare il peccato e ad imitare le virtù della SS. Vergine, in particolare modo la sua profonda umiltà, la sua fede viva, la sua ubbidienza cieca, la sua orazione continua, la sua mortificazione universale, la sua purezza divina, la sua ardente carità, la sua pazienza eroica, la sua angelica dolcezza e la sua sapienza divina” Quale incanto di virtù in questa creatura tutta celestiale!

    Anche il papa Paolo VI, nell’Esortazione “Per il culto della B. Vergine” (n. 57 ), fa un elenco quasi identico delle virtù di Maria Santissima che raccomanda alla nostra imitazione.

    La Madonnaè il modello per tutta la Chiesa”, dice S. Agostino, ed è il modello di tutte le virtù, non di alcune virtù soltanto, né di alcune virtù in più, di altre in meno. Ella ci offre la perfezione di ogni virtù, ineguagliabile eppure amabile, sublime eppure imitabile. “In me ogni speranza di vita e di virtù” (Sir 24,25), ci dice la Madonna con le parole del profeta. Né ci spaventi l’eccelsa perfezione delle sue virtù. Anche Gesù, nostro Dio, ci ha detto: “Imparate da me” (Mt 11,29), e ci ha imposto di sforzarci per diventare “perfetti come il Padre che sta nei cieli” (Mt 5,48).

    Con Gesù, anche la Madonna può dirci: “Io vi ho lasciato l’esempio, affinché facciate voi pure quel che ho fatto io” (Gv 13,15 ). E il suo esempio è ancor più vicino a noi, di più su nostra misura, reso amabile dai fulgori della grazia, soavizzato in modo unico dalla tenerezza della maternità. Per questo le sue virtù sono sublimi e soavi nello stesso tempo. Non spaventano.

    Al contrario, attirano per la semplicità con cui Ella le praticò in una vita estremamente umile e ordinaria.

    Specchiamoci e modelliamoci su di Lei, quindi. Ella è il modello perfetto della persona umana santificata. Imitando Lei, siamo fatti partecipi della sua celestiale perfezione. E ciò dipende solo da noi. Avanti, dunque! Mettiamo in pratica le belle esortazioni che il grande vescovo Bossuet faceva agli ascoltatori delle sue prediche: “Erigete alla Regina del cielo una santa immagine. Siate voi stessi la sua immagine. Ciascuno è il pittore e lo scultore della sua vita. Formate la vostra su quella della Vergine Santa e siate copie fedeli di un così perfetto originale”.

 

 

LA SUA FEDE VIVAVai all'immagine a grandezza naturale

 La Fede della Madonna, ad esempio, brilla splendidissima nel cielo delle sue virtù. Dopo aver ascoltato e compreso l’annuncio dell’Angelo, Ella crede e dice il suo “Fiat” a cose umanamente inconcepibili: accettare l’Incarnazione del Verbo Figlio di Dio, diventare la Madre di Dio, concepire verginalmente e partorire verginalmente il Verbo di Dio fatto uomo nel suo seno immacolato per opera dello Spirito Santo, diventare la Madre, la Corredentrice, la Mediatrice del genere umano (Lc 1,26-38).

    La Madonna credette senza discutere a tutte queste realtà soprannaturali, come le gridò entusiasta S. Elisabetta: “Beata te, che hai creduto!” (Lc 1,45). Credette ciecamente, e si trovò piena di Dio. Il Verbo le riempì il seno verginale, ed Ella poté adorare Dio racchiuso nel suo stesso grembo. Poi lo adorò fra le sue braccia nella grotta di Betlem; lo adorò per tutta la vita nascosta a Nazareth; lo adorò sulla croce; lo adorò sotto le apparenze del pane e del vino.

    Quale abisso non dovette essere la sua fede? È inutile tentare di misurarla. Nessuna creatura, nessun santo potrà mai dare pari esempio di fede sovrumana, passata al vaglio di angosce tremende.

    Ebbene, anche i veri devoti di Maria debbono vivere una vita di fede con invincibile fortezza, imitando la divina Madre, senza indietreggiare di fronte alle prove e ai tormenti.

    Ricordiamo uno degli esempi mirabili di S. Massimiliano M. Kolbe.

    Quando il Santo fu arrestato, venne chiuso nel famigerato carcere di Varsavia, il Pawiak. Un giorno, passò per il controllo dei prigionieri un capo-reparto tedesco più feroce d’ogni altro. Entrando nella cella in cui c’erano tre deportati, al vedere l’abito da frate di S. Massimiliano, quel capo-reparto fu preso subito da un cieco furore. Si avvicinò immediatamente a S. Massimiliano, gli afferrò il Crocifisso che gli pendeva dalla corona del Rosario sul fianco, e tirandolo a strattoni gridò con voce di odio:

- E tu credi in questo?

- Credo e come! - rispose calmo il Santo.

    Immediatamente un pugno bestiale si abbatté sul viso del Santo. Poi di nuovo, per altre due volte, la stessa domanda, la stessa risposta, le stesse violente percosse. I compagni di cella inorridivano e fremevano contro quel capo-reparto, ma senza poter far nulla; e quando quello andò via, fu proprio S. Massimiliano che cercò di calmare l’ira dei due compagni, dicendo loro: “Suvvia, questa è una sciocchezza, è tutto per la Mammina”.

 

 

LA POVERTÀ E LA PREGHIERAVai all'immagine a grandezza naturale

  Come abbiamo parlato della fede, così potremmo parlare di tutte le altre virtù della Madonna. Ma non si finirebbe più. E del resto, l’essenziale è avere la convinzione che i Santi hanno trovato nella Madre divina lo specchio tersissimo di ogni loro virtù, in cui specchiarci anche noi.

    S. Francesco d’Assisi, l’appassionato sposo di Madonna Povertà, non poteva neppure pensare alla povertà della B. Vergine senza commuoversi. Capitò una volta che, a tavola, un frate accennasse alla povertà della Madonna nella grotta di Betlem; immediatamente S. Francesco si sentì tutto commuovere, si alzò dal suo posto, prese la scodella fra le mani, e andò a mettersi in un cantuccio per terra, sciogliendosi in dolcissime lagrime sulla povertà di Maria Santissima.

    Ugualmente fu per S. Chiara d’Assisi, che alle sue figlie, nel poverissimo monastero, presentava come modello “la povertà e l’umiltà di N. S. Gesù Cristo e della sua Santissima Madre”.

    Per la povertà vogliamo ricordare anche S. Massimiliano M. Kolbe, il quale metteva sempre insieme “la povertà e l’Immacolata”, considerandole inseparabili e dicendo che erano le colonne delle sue fondazioni. E fu ammirevole la sua vita povera, in cui si trovò a non avere neppure cose necessarie come le scarpe, la coperta, il cibo indispensabile. Ma queste privazioni egli le voleva per glorificare la sua Regina.

    Per la vita di preghiera, possiamo ricordare S. Teresa di Gesù e tutti i monasteri del Carmelo, nei quali la Santa Riformatrice volle che fosse riprodotta con la massima fedeltà la vita di preghiera della Madonna a Nazareth: una vita realmente e ineffabilmente tutta “nascosta con Cristo in Dio” (Col 3,3).

    S. Margherita Alacoque, invece, cercava di imitare particolarmente la Madonna nei momenti più importanti della S. Messa. All’offertorio si proponeva di imitare l’obbedienza della Madonna nel mistero della Presentazione di Gesù al Tempio; alla Consacrazione si sforzava di imitare il sacrificio della Madonna ai piedi della croce sul Calvario; alla Comunione cercava di imitare l’amore della Madonna nell’atto dell’Incarnazione del Verbo nel suo seno verginale. Perché non fare anche noi così?

    Un’idea dell’incessante preghiera della Madonna si riceveva a S. Giovanni Rotondo, vedendo P. Pio da Pietrelcina che pregava per ore, ore, ore, in coro, in cella, nell’orto, per i corridoi, di giorno, di notte, recitando un centinaio di corone del S. Rosario. Se un uomo può essere capace di pregare tanto, cosa doveva essere la capacità della Madre di Dio?

 

 

L’UMILTÀ E LA VERGINITÀVai all'immagine a grandezza naturale

È pressoché impossibile pensare a un santo che non si sia ispirato alla Madonna nel conquistare queste due virtù mirabili. L’imitazione dell’umiltà e della purezza di Maria è l’imitazione di cui più si parla. Forse perché sono due virtù talmente unite fra loro e talmente connaturate con la Madonna, da apparire ovvio che siano ricopiate da Lei, come dal modello perfettissimo universale.

    Certo è che i grandi devoti della Madonna hanno puntato particolarmente su queste due virtù di Maria e sono diventati a loro volta modelli di profonda umiltà e di radiosa purezza.

    S. Caterina Labourè, ad esempio, favorita da celesti apparizioni della Vergine Immacolata che le affidò la Medaglia miracolosa, rimase per tutta la sua lunga vita nascosta nell’umiltà e nessuno seppe che ella era la suora delle celesti apparizioni.

    Pensiamo anche all’umiltà di S. Bernardetta, che scrisse fra i suoi propositi: “Farò consistere la mia felicità nel vivere dimenticata”; e in un’altra nota: “Grazia principale da chiedere: vivere nascosta sull’esempio di Gesù e di Maria”. Lei è la prediletta dell’Immacolata, è la veggente piena di innocenza, è conosciuta dovunque; eppure non c’è pericolo che si glori delle apparizioni avute. Mai. Anzi, un piccolo episodio ci svela la sua profonda modestia.

    Un giorno le fu presentata una cartolina di Lourdes. La Santa l’osservò, e poi sbottò in una domanda piuttosto strana:

- Che se ne fa di una scopa?

- Toh! Che domanda! Ci si scopa.

- E dopo?

- Si ripone al suo posto in un angolo.

- Ebbene, è la mia storia: la S. Vergine si è servita di me, poi mi ha messo al mio posto, in un cantuccio, e ci resto.

    L’imitazione della verginità di Maria Santissima splende radiante in tutte le vergini consacrate a Dio, che diventano per questo così somiglianti alla Vergine benedetta!

    S. Gerardo Maiella provava una venerazione speciale per le suore, proprio perché, diceva, “rappresentano la Divina Madre”. E non meraviglia questa speciale venerazione quando pensiamo a S. Chiara, S. Caterina, S. Margherita, S. Bernardetta, S. Teresina... e a tutte le sante sorelle dell’immensa schiera verginale.

    Anche esternamente esse appaiono simili alla Vergine nella purezza dei loro volti, nei loro abiti lunghi e negli ampi veli che le nascondono alle creature. Sembrano quasi Angeli, non più di questa povera terra. È proprio vero che la verginità è angelicità, dono privilegiato che Gesù fa soltanto a pochi (Mt 19,11) e che fa anticipare sulla terra la condizione di vita propria del Paradiso (Mt 22,30). Ma tutto il valore della verginità deriva dalla Beatissima Vergine. È alla verginità immacolata della Madonna che tutte le vergini debbono la preziosità del loro tesoro, da quando, cioè, Dio ha tanto amato la verginità da scegliere una vergine, Maria, per incarnarsi, per vivere e nascere dal suo seno sempre vergine. Verginità, angelicità, maternità: splendono in Maria in modo abbagliante, e si rifrangono in ogni vergine da Dio eletta e prediletta.

    Per questo le vergini costituiscono l’esercito mariano per eccellenza, chiamate a seguire la B. Vergine, e a formare la sua corte verginale, come dice lo Spirito Santo per bocca del profeta: “Le vergini saranno condotte al tuo seguito” (Sal 41,15). Quali belle pagine non ha scritto il grande S. Ambrogio su questo punto? Con la Vergine Santissima, infine, le vergini avranno la felice sorte di “seguire l’Agnello dovunque andrà” (Ap 14,4). Le spose seguiranno sempre il Celeste Sposo nel vincolo indissolubile dell’amore verginale che già su questa terra sa di eternità gioiosa, ardente e liliale.

 

 

LA SANTA PURITÀ

 

            Se la verginità consacrata è la “preziosa margherita” (Mt 13,45 ), è il “tesoro nascosto” (Mt 13,44), che Dio dona soltanto ai prediletti del suo amore totale ed esclusivo (1 Cor 7,25-35), la virtù della purezza, invece, è virtù universale che deve riempire i cuori di tutti i cristiani. “Beati i puri di cuore. ..” (Mt 5 ,8) .

            La Madonna è la “Madre purissima” non solo per l’Immacolata verginità sempre splendente nella sua anima e nel suo corpo, ma anche per la celeste modestia, per il dolce riserbo, per la radicale mortificazione dei suoi sensi sempre assorti in Gesù, suo perfetto e totale amore.

            Orbene, come potrebbe essere possibile amare la Madonna se poi non si pratica con ogni perfezione questa virtù angelica che a Lei sta tanto a cuore?

            Anche se l’impurità non è il peggiore dei peccati, è certo, però, che alla Madonna deve ripugnare in modo tutto particolare. E i Santi hanno avuto questo fiuto istintivo, amando la Madonna con una purezza angelica di anima, di sensi, di corpo.

            S. Domenico Savio fin da piccino pregava la Madonna così: “Madre mia, io voglio essere sempre vostro figliuolo: ottenetemi di morire prima che io commetta un peccato contro la virtù della modestia”.

            Questo ragazzo fu davvero mirabile nella custodia dei sensi, specie nella mortificazione degli occhi. Una volta attraversando la piazza dove c’erano le giostre, un compagno vide S. Domenico con gli occhi bassi, e gli chiese: “Domenico, perché vai con gli occhi bassi, invece di guardare i giochi?”. S. Domenico rispose: “Voglio conservare i miei occhi puri per contemplare la Madonna in Paradiso”.

            Così si ama. E non si può certo amare la Madonna lasciando gli occhi liberi di guardare sconcezze, di leggere cose disoneste, di curiosare fra le sozzure della carne. Non possono amare la Madonna tutte le donne, giovani o anziane, che seguono le mode indecenti diventando strumenti miserabili di Satana per eccitare la concupiscenza dell’uomo “portato al capestro” (Pro 7,22). Se credono di amare la Madonna vestendo secondo i gusti lascivi del mondo, del demonio e della carne, sono delle povere illuse e incoscienti. Quanta tristezza!

            Ma ancor più bisogna rattristarsi del mare di fango che sta affogando l’umanità con cinema e spettacoli immondi, con stampe pornografiche, con spiagge e divertimenti scandalosi, con perversioni sessuali di ogni specie, e soprattutto con leggi assassine come quelle del divorzio, della limitazione delle nascite, dell’aborto. Tutto per la carne sporca dell’uomo. Povera umanità!

            Una bambina di sette anni, Giacinta di Fatima, ammaestrata dalla Madonna, ha potuto dire al mondo intero: “I peccati che mandano più anime all’inferno sono i peccati di impurità”. Le maggiori sofferenze, quindi, la Madonna le riceve dai peccati impuri che stanno insozzando le anime e i corpi su tutta la faccia della terra, e che attirano sull’umanità i tremendi castighi “dell‘ira di Dio” (Ef  5 ,3-6).

            Chi consolerà la Madonna su questo punto, se non i suoi devoti? Sono essi che devono amare la Madonna con cuore puro, con anima monda e corpo casto, in ogni condizione di vita, secondo la volontà di Dio. La fragranza verginale dell’amore della Madonna verso di noi deve renderci attenti e delicati nel ricambiarla con un amore che profumi di gigli.

 

 

LA REGINA CARITÀ

 

            “Da questo conosceranno che siete miei discepoli, se vi amate gli uni gli altri” (Gv 13,35).

            Imitare la Madonna nell’amore ai fratelli è stato lo sforzo non solo dei singoli Santi, ma di interi Ordini e Istituti religiosi.

            La carità della Madonna che si reca a visitare S. Elisabetta portando Gesù per santificare Giovanni Battista, commuoveva, ad esempio, fratel Carlo De Foucauld, che cercò di imitarla recandosi fra i Tuareg, nel deserto, per portare Gesu Eucaristico in mezzo a loro.

            E tutte le Congregazioni o Istituti che si ispirano al mistero della Visitazione hanno l’ideale di esercitare verso gli uomini quella stessa carità spirituale e mate-riale della Madonna in casa di S. Elisabetta.

            Lo stesso bisogna dire della carità esercitata dalla Madonna alle nozze di Cana. Andare in aiuto degli altri prima che vengano a trovarsi fra disagi e sofferenze è carità squisita. La Madonna lo fece a Cana. I Santi l’hanno imitata nelle piccole e nelle grandi occasioni. In casi particolari hanno persino creato qualche istituzione per salvare da pericoli e rovine.

            S. Antonino, ad esempio, istituì un’opera di assistenza alle ragazze che non avevano la possibilità di farsi la dote per sposarsi, salvandole così dal pericolo della malavita.

            S. Teresina, quando si accorgeva che una consorella doveva affrontare un lavoro particolarmente faticoso, faceva in modo di essere chiamata in aiuto per evitarle uno sforzo troppo gravoso.

            Che dire poi della carità della Madonna sul Calvario, dove Ella consentì a vedere il Figlio assassinato per noi poveri peccatori? “Nessuno ha amore più grande di chi dona la sua vita per colui che ama” (Gv 15,13). La Madonna avrebbe preferito infinite volte prendere il posto del Figlio. E invece accettò i dolori più tremendi della stessa crocifissione fisica di Gesù. Tutto per noi. Non poteva proprio darci di più.

            Pensiamo, adesso, per riferire un solo esempio, alla morte del “folle dell’Immacolata”, S. Massimiliano M. Kolbe. La carità eroica della Madonna arse con veemenza nel dono finale che S. Massimiliano fece nel campo di concentramento di Auschwitz, quando chiese di prendere il posto di un condannato, e andò a morire in vece sua nel bunker della fame, assistendo spiritualmente i nove sventurati compagni, pregando con loro e affidandoli alla Vergine Santissima per l’estremo passo. Il vero amore alla Madonna è sempre fecondo di amore illimitato ai fratelli.

            La Chiesa chiama la MadonnaMadre del bell’amore” (Sir 24,24) e celebra i suoi Dolori a ricordo della sua immolazione di amore insieme a Gesù Crocifisso. La pienezza di grazia e la pienezza dei dolori resero sommo l’amore a Dio della Madonna. Ed è per questo che una volta S. Gemma Galgani, audace e totalitaria, con impeto incontenibile arrivò a chiedere a Gesù di poterlo amare quasi “come la Mamma tua”. È il massimo supremo.

            Ricordiamoci sempre che la Madonna è la punta di ogni vertice spirituale, che s’immerge in “Dio Amore” (1 Gv 4,16). Diceva molto bene S. Massimiliano: “Con tutta sicurezza possiamo dichiarare che l’Immacolata è il nostro ideale. L’uomo non può arrivare più in alto. L’Immacolata è il più alto grado di perfezione e di santità raggiungibile dalla creatura. È una vetta che non potrà essere scalata da altra creatura umana”.

            Aspiriamo a questa Vetta.

 

“Io sono la Madre del bell’amore”

(Sir 24,24)